Arriva la Pasqua

 Pascua 2008retroretroretrofronte
immagini tratte da Flickr
L’arrivo della bella stagione, quasi sempre concomitante con il periodo pasquale, sollecita, dopo il torpore invernale, alle grandi pulizie primaverili. Se oggi queste non sono strettamente necessarie, una volta erano assolutamente indispensabili e nello stesso tempo molto caratteristiche.
Si incominciava dalle camere "sgardizzando" i pagliericci ripieni di foglie di granoturco, (i materassi, per la maggior parte della gente, erano un sogno); quindi era la volta del lavaggio dei pavimenti. Una vera "fadigata" perchè, essendo il piancito per lo più di mattoni, doveva essere trattato con la scopa di saggina e l’acqua per lo "sguazzo" era attinta alla fontana pubblica, dopo ore di coda non essendoci in casa quella corrente. Le donne la ”carreggiavano" con la brocca che appoggiavano al fianco destro trattenendola con il braccio vicino al corpo. Molte, invece, arrotolavano un telo sulla testa, vi sistemavano il recipiente e, con le mani in vita, da vere equilibriste, portavano il fardello a casa. Il sistema era talmente collaudato e valido che, a memoria d’uomo, non se n’è mai rotta una. Terminata l’operazione di "sgrossatura" della "zozzeria" e dello "sdiragnamentu", si procedeva al cambio delle lenzuola. Le pulizie radicali venivano eseguite in cucina che era il cuore della casa: si portavano in strada la "conca", il tavolo, la rastrelliera dei rami e tutto veniva pulito all’aperto. Si vuotava anche "el camburì", dove si tenevano i viveri per l’inverno, per agevolarne il riordino.
Il lavoro più duro era la lucidatura dei "caldari", pentole ed altri oggetti di rame, con pomice e Brill. Quando tutto era in ordine, si faceva attenzione a non sporcare finché non "passava el prete per la benedizio’ delle case". Durante la settimana santa le massaie erano impegnatissime nella preparazione dei dolci. Si mettevano in contatto con Palmira del Furnaru per conoscere il turno loro assegnato per la cottura delle "cresce" dolci e di formaggio, dei maritozzi, della pizza margherita, delle ciambelle con l’uvetta passa e delle bamboline, fatte della stessa pasta della ciambella, che trattenevano con le braccia un uovo sodo. Quello di cioccolato era sostituito dall’ "ovu pentu", colorato con un infuso ottenuto dalla bollitura o dei "gasparetti" che venivano raccolti in spiaggia, o della carta velina colorata. ll Sabato Santo era veramente un giorno particolare; per le donne specialmente era motivo d’ansia, perche finalmente passava "el prete" in cotta e stola il quale, con un codazzo di chierichetti che portavano l’acqua santa ed il cestino per raccogliere le uova offerte, veniva seguito passo passo dalle zelanti padrone di casa che si chiedevano l’un l’altra "‘Ndù è rivatu el prete?" in modo che nelle abitazioni tutto fosse in ordine. Per gli uomini invece era occasione di festa, perchè gareggiavano a "coccetta" nel piazzale antistante l’attuale abitazione di Piangerelli. Questi ultimi sceglievano delle uova con il guscio molto duro, le provavano battendole sui denti, facevano la conta per chi doveva "stare sotto" e davano via al gioco, cozzando quelle improvvisate biglie le une contro le altre. Il guscio incrinato veniva incamerato dal vincitore. Ricordo uno scherzo fatto da Miliu de la Pecchia che era un buontempone; egli usò una maniglia ovale bianca, che sembrava proprio un uovo, vincendo tutto. Gli altri giocatori, insospettiti da tanta fortuna, vollero vederci chiaro e, alla fine, capito che si trattava di uno scherzo, tutto finì con una risata, con la restituzione del maltolto e con il rammarico di quelli che avevano perduto gli esemplari migliori. La giornata terminava con la processione della Madonna Addolorata, alla quale partecipava tutta la popolazione, tradizione in seguito abolita perchè in contrasto con la liturgia della Settimana Santa.
 
tratto da "mia cara Numana de 'na volta" di Liberato Drenaggi

LEGENDA
sgardizzando - muovendo, ravvivando, sbattendo
fadigata - lavoro pesante, stancante
sguazzo – da sguazzare, acqua usata per pulire sciacquare
carreggiavano - trasportavano, un inglesismo credi derivi dal verbo .. carry
zozzeria - sporcizia
sdiragnamentu - credo sia riferito a ragnatele e cose da pulire a fondo
conca- madia
el camburì- lo stanzino dispensa e refugium peccatorum
caldari - pentole ed altri oggetti di rame, el caldaru della pulenta
cresce - pizze dolci e di formaggio, tipo panettone ma casareccio e buono
ovu pentu - uovo dipinto, colorato
gasparetti - alghe ramiformi e molto coriacee
coccetta - azione del battere, cocciare

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