Le tagliatelle della nonna Gina

Mia nonna materna, Angela detta Gina, romagnola purosangue era solita, in occasione dell'arrivo del suo unico figlio maschio, lo zio Bruno, preparare, in segno di festa un menù che al solo ripensarci mi vien da leccare .. le orecchie ..  tanto era buono e fatto con sapienza e arte di un tempo. Il tutto era molto apprezzato dal figlio, pur non essendo niente di particolare se non collegato al territorio romagnolo; entroterra Riminese e si svolgeva in 2 fasi essenziali: il pranzo e la cena … grazie direte voi, ma fin qui niente di eccezionale .. e invece lo era. In primis, perchè la nonna, presa dal cucinare per il figlio, emanava una luce e una soavità di gesti incredibile (pensate che era vedova e il figlio era l'unico maschio) e non voleva assolutamente l'aiuto della figlia rimasta con lei, ancora "signorina".
Ma passiamo al dunque, che mi è già venuta l'acquolina in bocca, e iniziamo la spiegazione del menù e delle varie fasi di preparazione. Si iniziava con la sfoglia, tirata ad arte, e con il ragù di carne macinata rosolata al burro in pentola di coccio. Aveva una predisposizione per il coccio dal momento che non ricordo altre pentole di diverso materiale se non rare e quel ragù veniva cotto pian piano fino all'unione del pomodoro e con l'aggiunta finale dei piselli. Questo era il primo a pranzo e per secondo mia nonna rompeva delle uova in mezzo al sugo rimasto ed otteneva quelle che noi chiamiamo uova in camicia o cose del genere e che prendevano tutto il sapore del condimento … mio zio ne andava matto e la madre se ne restava lì in contemplazione beata senza voglia alcuna di assaggiare ciò che aveva con tanto amore cucinato.
Asciutto a pranzo e in brodo la sera, secondo la tradizione, perchè nonna mentre tirava la tagliatella impastava anche i "passatelli" una specialità romagnola fatta con un impasto tipo "zuppa imperiale" e passati (il nome passatelli) attraverso un setaccio con buchi larghi per avere una forma di vermicelli, tagliati ad una lunghezza di 3/4 cm e tuffati nel brodo di "galeina" (gallina) che bolliva tranquillamente a fianco del ragù del pranzo. Si chiudeva col bollito e con un contorno di verdure lessate con il medesimo. Ahhhh … che tempi e che ricordi .. e proprio in affettuoso omaggio di mia nonna Gina che oggi vi propongo le tagliatelle, buone ma inarrivabili se non per l'amore e il ricordo che ancora vive in me.
buona visione

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